Godzilla Mangiapianeti

2018, Animazione

Recensione Godzilla Mangiapianeti: l’oscurità dell’animo umano che mette in ombra persino Godzilla

La recensione di Godzilla Mangiapianeti, il terzo film della trilogia animata dedicata al famoso Kaiju, disponibile su Netflix dal 9 Gennaio.

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Dopo Godzilla: il pianeta dei mostri e Godzilla: Minaccia sulla città è finalmente arrivato in streaming su Netflix il terzo e ultimo capitolo della trilogia anime dedicata al potente e temuto Kaiju: Godzilla Mangiapianeti. Scritto dallo sceneggiatore Gen Urobuchi (Psyco Pass, Madoka Magica) e animato e prodotto, come i precedenti, dalla Polygon Pictures (conosciuta per le animazioni spettacolari ma non molto fluide) e la Toho Company Ltd., questo lungometraggio, uscito nelle sale nipponiche a fine 2018, va a completare il percorso iniziato nel 2017, cercando di dare una conclusione alle tragiche vicende che hanno investito l'umanità fin dalla prima apparizione del temibile mostro. Ci sarà riuscito? Questo cercheremo di spiegare nella nostra recensione di Godzilla Mangiapianeti.

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Dove eravamo rimasti nella trama della trilogia animata?

Nella trama dei precedenti film avevamo visto un genere umano costretto dall'arrivo di Godzilla ad un'esistenza errante nello spazio, alla ricerca, insieme ad altre due razze aliene, di un pianeta per riacquisire così la prosperità perduta. L'impresa si rivela più ardua del previsto, infatti, piegata da fame e malattie l'umanità decide di far ritorno sul pianeta Terra con lo scopo di sconfiggere Godzilla e riappropriarsi del pianeta. Anche questa campagna non si rivelerà però vincente, durante il periodo in cui gli uomini hanno vagato nomadi nello spazio sulla Terra sono trascorsi ben 20000 anni, la natura ha eletto il suo re e si è evoluta in base alle risorse disponibili, adattandosi alla presenza del possente Kaiju. Anche i superstiti umani rimasti hanno subito delle mutazioni, vivendo in una società tribale ma non per questo primitiva, è così che facciamo la conoscenza del pacifico popolo degli Houtua. Lo scontro contro Godzilla è lungo e molti periscono nella lotta o a causa dell'intenzione dei Bilusaludo (una delle razze aliene erranti) di fondersi con il nanometallo, un materiale che sembra quasi possedere volontà propria, derivante dall'arma abbandonata sulla terra chiamata Mechagodzilla. A tramare nell'ombra però c'è qualcosa di ben più pericoloso del mostro, un portatore di devastazione che dalla morte e dallo sterminio trae la sua energia vitale.

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I personaggi chiave

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In questo terzo e ultimo capitolo vengono ribaditi quelli che sono i principali personaggi di Godzilla mangiapianeti , ognuno di loro incarna un concetto, un'idea che si sviluppa con la crescita e la consapevolezza portata dalle vicende traumatiche che vivono. Haruo incarna la volontà del genere umano di vendetta, è di nuovo al centro della narrazione e ci mostra, poi, quanto questo sentimento sia del tutto inutile ad evitare la minaccia della distruzione totale, anzi ne è esso stesso concausa. Metphies, astuto sacerdote Exif dall'apparente personalità mite, sembra credere Haruo personaggio chiave della vicenda, ma proprio come gli altri il giovane generale altro non sarà che una pedina sacrificabile alla distruzione. Gli altri personaggi, compresi gli Hotua, rimangono al margine: ci vengono mostrati poco, fino al punto da non riuscire a capire cosa significhino i loro gesti che non apportano nessun contributo alla narrazione centrale rimanendo spesso privi di un qualche senso.

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La nota dolente arriva, però, con la figura di Godzilla, il re dei mostri che tanto amiamo viene lasciato piuttosto in disparte, dormiente. Non avremo mai un vero scontro, una vera lotta tra lui e il suo acerrimo e storico nemico, si limiterà a starsene lì e forse ad aspettare placido anche lui uno scontro epico che siamo spiacenti non arriverà mai. A questo punto appare Gidorah (proprio come preannunciato nella scena post credit di Godzilla: Minaccia sulla città) esigendo tutta la scena per se; ma il potente mostro, antagonista storico di Godzilla, non si palesa proprio come ce lo ricordiamo. Al posto di un drago a tre teste ci viene presentata questa entità dorata proveniente da un 'altra dimensione e che appare come tre draghi separati e distinti. La chiave per la sua dipartita non è affidata al nostro amato Kaiju ma ad Haruo stesso e al suo non abbandonarsi alla disperazione, quindi niente lotte spettacolari, niente ruggiti al cielo ma tante contorte congetture che abbiamo già sentito e assimilato per almeno 60 minuti di film e che a quel punto ci sembrano quasi superflue.

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Fede, paura e vendetta

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Fin dal primo film abbiamo capito che il tema della fede sarebbe stato centrale nello svolgimento dell'intera trilogia. Di primo impatto ci vengono presentati gli Exif e il loro misterioso dio, poi gli Houtua così ben integrati con la natura ed in grado di innalzare preghiere silenziose alla loro divinità per nulla in conflitto con il sovrano indiscusso della Terra: Godzilla. In questo terzo lungometraggio il tema si fa però ben più profondo e complesso e ci ritroviamo a ragionare da dove nasca il concetto stesso di fede. Capiamo ben presto che il Dio degli Exif è il feroce mostro Gidorah (che gli appassionati ben conosceranno) e che questa razza è stata anch'essa sterminata da lui. I superstiti elevatosi al rango di sacerdoti, asservono alla volontà della bestia perché la vita è dolore e solo nella nulla e nella distruzione è possibile giungere alla vera pace. Anche loro che sembravano vedere oltre grazie alla loro fede, sono stati soggiogati dalla paura, della sofferenza, desiderando e convincendosi che l'unico modo per scacciare il dolore fosse farlo sparire insieme alla vita stessa. Se gli Exif si rifugiano in un falso dio, gli esseri umani e Bilusaludo scelgono la via dell'odio e della vendetta, solo spazzando via il mostro tornerà la pace, solo eliminando l'ostacolo torneremo a vivere un'esistenza dignitosa. Saranno questi pensieri a condurre l'umanità alla rovina, la vita che tanto si voleva proteggere viene gettata e immolata nella ricerca di vendetta e supremazia. L'unica via possibile ci appare nell'esistenza degli Houtua, nella loro fede, nella loro vita pacifica, nel non contrastare Godzilla cercando di vivere in armonia con un creato difficile ma ricco, selvaggio ma puro. Ci mostrano che la pace non è nei contrasti ma nell'apprendere, capire e rispettare tutte le forme viventi, per quanto diverse e incomprensibili.

Le intenzioni degli autori e le aspettative degli spettatori

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Una cosa è certa, l'intenzione di autori e sceneggiatori era quella di far riflettere, di creare dibattito e trarre una morale dalle vicende raccontate in questa trilogia. Ci sono riusciti? Probabilmente sì vista la vastità dei temi e delle numerose possibili congetture: ogni spettatore ha una propria sensibilità che può aprire ad infiniti punti di vista. E saranno proprio gli spettatori i giudici più severi di quest'opera, propio loro potranno, esprimendo il loro personale giudizio, decretare il successo di questo film e dell'intera trilogia. Come film sul celebre Godzilla è sicuramente anomalo, in quanto colui che avrebbe dovuto regnare indiscusso sulla narrazione viene lasciato in disparte preferendo spingere l'acceleratore sul dramma piuttosto che sull'azione, lasciandoci godere solo di qualche inquadratura della sua possente figura dormiente, talvolta sofferente ma mai veramente minacciosa. Ci manca il Godzilla forte e inarrestabile dei precedenti film, così come ci mancano le devastanti lotte tra kaiju, di sicuro di scarsa profondità emotiva ma di grande e adrenalinico impatto visivo. Insomma: poca azione, un Godzilla quasi assente, tantissimi temi trattati anche se in modo, forse, un po' troppo prolisso e didascalico. Potrà anche questa incarnazione di Godzilla essere all'altezza della sua fama? Ai fan, a coloro che lo amano e che hanno sempre trovato un modo di divertirsi con i film a lui dedicati l'ardua sentenza.

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Erika Sciamanna
Redattore
2.5 2.5
Cinecittà World
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