Adrian La Serie

2019 - ....

Adrian di Adriano Celentano, la recensione della seconda puntata della serie

La recensione della seconda puntata di Adrian La serie: Celentano conferma tutto il suo ego mettendo troppa carne al fuoco; ma con immagini affascinanti.

Adriano Celentano non lascia, ma raddoppia. Nella seconda puntata di Adrian La serie, la graphic novel animata in nove puntate in onda dal 21 gennaio su Canale 5, Adrian, il protagonista, assume un'altra identità. Mentre tutti cercano ancora l'Orologiaio, dopo la sua apparizione al concerto di Capodanno della rockstar Johnny Silver e la sua canzone che ha risvegliato le coscienze di tanti, Adrian entra in scena anche come La Volpe, un giustiziere mascherato che combatte danzando e declamando versi in rima. Verrà ricercato dal Sistema anche lui. Come approfondiremo in questa recensione della seconda puntata di Adrian -la serie, entre un gruppo che si proclama "gli amici dell'orologiaio" si riunisce in un locale in una cantina per parlare di lui, l'Orologiaio finisce anche nel mirino di una marca di orologi svizzeri (i cui dirigenti parlano con un accento francese che neanche l'ispettore Clouseau de La pantera rosa) che cerca un testimonial...

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Tra Che Guevara e Batman

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Parola d'ordine: ambizione. Lo avevamo detto ieri nella recensione della prima puntata di Adrian nata dalla mente del Molleggiato. Adriano Celentano è così, prendere o lasciare. Non bastasse incarnarsi in un uomo della strada che diventa un idolo delle folle, il cantante di Svalutation decide anche di diventare un sorvegliante che combatte i malintenzionati nella notte. In due sole puntate, Adriano Celentano, cioè il suo doppio animato, è già diventato rockstar, leader politico, supereroe, brand ambassador (anche se suo malgrado): un misto tra John Lennon, Che Guevara, Batman e chi più ne ha più ne metta. A chi non sopporta le manie di grandezza di Celentano la cosa darà fastidio. Ma il gioco è così scoperto, ingenuo, eccessivo, che non può essere preso troppo sul serio.

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Nel segno di Milo Manara

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Dopo aver visto la seconda puntata confermiamo tutto sommato l'opinione che avevamo dopo aver visto la prima: la cosa migliore di Adrian La Serie sono i personaggi, non a caso disegnati da Milo Manara: soprattutto le donne hanno una bellezza, una sensualità e una vitalità che è facile ricondurre a uno dei maestri italiani del disegno. Il suo tocco è inconfondibile, e fa di Adrian, al netto di pregi e difetti, qualcosa di unico nel panorama televisivo attuale, ancor di più se pensiamo che passa in prima serata sulla rete ammiraglia di uno dei due gruppi più importanti del panorama italiano. Ma, oltre ai personaggi, è tutta la forma visiva a colpire: da quella Milano del futuro fatta di grattacieli, con un cuore nascosto che racchiude i navigli e la vecchia città, all'atmosfera di paranoia, dickiana o orwelliana, che trasmette immediatamente claustrofobia e mancanza d'aria. Certo, per chi ha seguito molti film di fantascienza distopica non è nulla di nuovo. Ma che tutto questo arrivi in un programma di prima serata, su una tv generalista, con un tratto grafico così fuori dal tempo, lo fa diventare qualcosa di originale. Sempre inteso per il nostro contesto.

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Il solito Celentano

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I limiti della serie sono anche quelli del solito Celentano, tanto a suo agio e in grado di unire tutti quando canta, tanto controverso e divisivo quando sceglie di parlare d'altro. Perché la voglia di dire le cose c'è sempre, e crediamo sia sincera. Ma si esprime sempre in dei messaggi didascalici, un po' ovvi, in dei dialoghi elementari, in una trama un po' scontata. Nella seconda puntata di Adrian Celentano ci mostra anche il dramma della guerra, i barconi dei migranti, le persone in attesa del permesso di soggiorno: intenti tutti nobili, ma espressi in maniera sempre ingenua, e mettendo troppa carne al fuoco tutta insieme. Ma le buone intenzioni poi vanno a farsi benedire quando arrivano cadute veramente difficili da accettare. Come quella battuta, quando il protagonista dice a due ragazze, salvate da un probabile stupro "Se aveste bevuto qualche bicchierino in meno forse avreste evitato l'increscioso approccio con quei tipi loschi": un discorso inaccettabile, che sembra dare parte della colpa dello stupro alle vittime. Dire una battuta del genere è come dire "se l'è cercata", a una ragazza perché si veste in un certo modo: è qualcosa di inaccettabile sempre, ancor di più oggi, è una frase figlia di un pensiero, se non sessista, almeno retrogrado. Questa frase fa il paio con la scritta Mafia International apparsa nel primo episodio. Non capiamo se siano leggerezze o provocazioni. Ma è anche per queste cose che poi la gente si allontana da un certo Celentano. Se lo polemiche, con lui, non mancano mai, quello che manca ad Adrian per essere una serie riuscita è probabilmente anche quel cliffhanger, quella voglia di continuare a seguire la storia. E il gioco, nella seconda puntata, sembra mostrare un po' la corda...

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Cercasi leader

In Adrian c'è anche una certa nostalgia per il ruolo che aveva la musica un tempo. Che una canzone potesse cambiare le cose ci abbiamo creduto in tanti, e a lungo. Anche perché lo faceva davvero. Ora che la musica ha un ruolo marginale, e viene consumata frettolosamente, vedere persone che rimangono influenzate dalle parole di una canzone è qualcosa che non lascia indifferenti. In generale, Adrian riesce a cogliere il bisogno della società di oggi di avere dei punti di riferimento in cui credere. Il mondo del rock è alla ricerca di una figura carismatica che non arriva da almeno vent'anni. E il mondo della politica è alla disperata ricerca di leader in cui la gente possa riconoscersi. Come abbiamo scritto dopo la prima puntata, Adrian è una nuova forma per Celentano per continuare i suoi discorsi ecologici e politici di un tempo. E l'occasione per tornare indietro nel tempo: per rivedersi bello, potente, carismatico e influente. Ma Adriano Celentano, oggi, influente lo è ancora?

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Maurizio Ermisino
Redattore
2.0 2.0
Cinecittà World
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